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"D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda." [Italo Calvino]




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Alitalia (volo Bilbao - Malpensa, seconda parte)

Scavalcate le Alpi, le loro nuvole, sotto di noi c'è il disegno regolare di Torino, poi Superga, la collina verde, i villaggi sparpagliati, le vigne in ordine, il Monferrato. Un colpo di reni e l'ala si piega, via a sinistra!, a recuperare l'onda sinuosa del Po, l'imbuto ocra della Valle, sempre più larga, le anse verdi del Sesia, che resiste, resiste e vorrebbe tornare indietro, poi cede, perde il nome e l'onore in un fiume più piccolo di lui, shit. Un altro colpo di reni e scivoliamo nel cappuccino di smog che Milano ci prepara, una sospensione leggera di polveri, più sottili dei nostri pensieri, di noi già pronti a recuperare il bagaglio, lamentarci del disservizio, telefonare a casa, più sottili di noi.

midable
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Trenitalia (espresso Milano - Lecce, prima parte)

Sull'espresso notturno Milano - Lecce ti aspetti la penombra delle tendine polverose, le gigantesche valigie e il sudore delle famiglie, il richiamo sonoro delle mamme, Gianluca vedi che chiamo al controllore!; ti aspetti il carrettino panini-birra-fanta-coca-sprait, gli scompartimenti stipati, i corridoi ingombri, le litografie rettangolari di Orvieto, Palmanova e Gallipoli.
Sì, è tutto come l'avevo lasciato tre, otto, vent'anni fa. Tutto uguale sembra; accanto a me un ragazzo tiene il figlio sulle ginocchia, sussurrando per tenerlo buono, parole calme, parole lente. La mamma è una ragazza molto giovane, gli occhi neri e grandi di speranze, magra e bella come un animale selvatico. Sembra tutto uguale a vent'anni fa, il signore timido sul seggiolino nel corridoio, la polo a righe, gli occhiali sottili, il sonno del suo ritorno a casa, la testa ciondolante fra Voghera e Piacenza, fra Reggio e Rubiera.
La luna è quasi piena e per il bambino è come fosse giorno, il mondo che scorre dietro al finestrino, di alberi fiumi e altri mostri che a Milano non aveva mai visto, è troppo grande per i suoi tre anni, è troppo bello per avere parole, e lui parole non ne ha, ma tutto un accavallarsi scomposto di vagiti urletti gorgoglii, rumori indecifrabili come la vita. Ha già tre anni e ancora non parla, che lingua dovrebbe parlare? I genitori, albanesi emigrati nella periferia di Milano, con lui parlano italiano, tra di loro albanese. Lui smarrito parla ancora quella sua lingua ingarbugliata e scoppiettante di rumori e suoni, che nessuno capisce. Tra due anni parlerà il milanese con la cadenza di Rozzano e l'albanese delle montagne di Kukes, e capirà più cose di noi.

midable
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Di ritorno dai Paesi Baschi.

Calici alzati, un brindisi speciale, birra a fiumi! per tutti gli strani animali incontrati in questi dieci giorni di cammino, di volo, di botti e di sussurri.
Agli avvoltoi dei Pirenei, silenziosi ed eleganti compagni di strada nei passaggi più arditi del nostro cammino. Alle pecore con le corna e il pelo rasta, ai piccioni baltici che anche l'anno prossimo, per andare a svernare qualche mese in Andalusia, verranno falcidiati dai cacciatori baschi tra Saint Jean e Roncesvalles (ad alcuni la storia non insegna nulla).
Ai rapaci di Alitalia, che nascondendoci il bagaglio credevano d'indispettirci, e invece ci hanno regalato una Bilbao in festa, pazza e ballerina.
Ai tre colossali tori che dietro una curva del sentiero, tra Roncisvalle e Pamplona, aspettavano giusto noi, un corno a testa, e invece poi - bontà loro - ci hanno lasciato qualche centimetro per passare.
Alle trote fritte (!) che degnamente accompagnavano la pasta più stracotta del mondo, e lo joghurt che completava il rancio, a Roncisvalle.
Alle gazzelle che solcano i viali e i vicoli di Donostia, e si crogiolano - lucertole in bikini - sulla sabbia dell'oceano.
Viva!

midable
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divertente...

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Noi matti (9)

Questo tizio va a teatro a vedere la Caprioglio Debora che fa una roba di Scèspir, ma specialmente cià due bei meloni, lei. Aspetta la scena che fa sesso, ma siccome quella si fa pregare, lui si dormenta, ché di scene sdolcinate ne vede fin troppe per via della moglie, incantesimo centovetrine rivombrosa, vivere morire, credere obbedire combattere.
Dorme un po' bello spaparanzato, dà un po' fastidio per via che russa, poi con gli applausi ogni volta si sveglia, ma niente da vedere. Delusione, la serata passa, alla fine la gente esce. Incontra la zia prof che anche lei si lamenta, questo non è Teatro perdinci (dice proprio così, "perdinci" tutto attaccato e "Teatro" con la T grande), io volevo vedere Scèspir. Allora lui, guarda zia che Scèspir mi sa da qualche anno è morto.
[La storia è vera, me l'hanno raccontata. Ho cambiato qualche nome e per rispetto della privacy non è più ambientata a Marostica]

midable
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Quattro thopaiuoli a caccia di storia nelle gallerie sconnesse del Lagazuoi, o più che altro a tirar craniate sui crozzi e maledire il proprio metro e ottanta e lo scarso voltaggio delle luminarie.

Da sinistra Milieu, Kae, il sottoscritto e il caporale di giornata Brök.

midable
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