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"D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie,
ma la risposta che dà a una tua domanda." [Italo Calvino]




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Noi matti (12)

[al telefono]
"sta arrivando il 21, io lo prendo, poi dopo chiedo all'autista quand'è l'ultima corsa per tornare a casa"
[pausa]
"ah no no, io non ho mica litigato col barista, è che in quel bar lì c'è sempre delle situazioni che sinceramente, perché delle volte c'è del cliente che non so mica io, adesso chiedo all'autista"
[pausa, parla con l'autista, ma senza riattaccare]
[di nuovo al telefono]
"perché queste poi son le realtà sociali, che poi dopo noi abbiamo i coglioni completamente bruciati"
[pausa]
"a parte il fatto..."
[scende]

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Noi matti (11)

Un grosso frigorifero bianco abbandonato in via Montello vicino ai cassonetti. Tre ragazzi cingalesi si fanno fotografare e sorridono soddisfatti davanti al frigorifero, come se fosse il Colosseo o che ne so, la Torre Eifel.

midable
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Noi matti (10)

Mi viene in mente la storia -vera- di uno che a Bologna ha ritrovato la sua bici appena rubata, con in sella uno che pedalava come un matto.
Lo insegue in macchina su per via Toscana e al ponte di San Ruffillo lo raggiunge. Quello -un rumeno- dice guarda non sapevo che fosse tua, me l'hanno venduta in piazza Verdi. Lasciamela fino a domani, stasera devo essere a Roma, domani te la riporto.
A Roma?! Beh, sì, quello che mi ha venduto la bici ha detto che posso farcela in serata.

Buon Natale---
[a tutti quelli che almeno una volta hanno pensato di potercela fare, in serata]

midable
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Noi matti (9)

Questo tizio va a teatro a vedere la Caprioglio Debora che fa una roba di Scèspir, ma specialmente cià due bei meloni, lei. Aspetta la scena che fa sesso, ma siccome quella si fa pregare, lui si dormenta, ché di scene sdolcinate ne vede fin troppe per via della moglie, incantesimo centovetrine rivombrosa, vivere morire, credere obbedire combattere.
Dorme un po' bello spaparanzato, dà un po' fastidio per via che russa, poi con gli applausi ogni volta si sveglia, ma niente da vedere. Delusione, la serata passa, alla fine la gente esce. Incontra la zia prof che anche lei si lamenta, questo non è Teatro perdinci (dice proprio così, "perdinci" tutto attaccato e "Teatro" con la T grande), io volevo vedere Scèspir. Allora lui, guarda zia che Scèspir mi sa da qualche anno è morto.
[La storia è vera, me l'hanno raccontata. Ho cambiato qualche nome e per rispetto della privacy non è più ambientata a Marostica]

midable
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Noi matti (8)

Càpita di mattina di passare per via Gorizia in bicicletta.
Da una finestra al secondo piano, un'enorme bandierone rosso della Repubblica Popolare Cinese. Ma non fermo appeso come fuori da un'ambasciata, no no, sventolato con entusiasmo e regolarità come se di sotto, in quel momento, proprio là in via Gorizia, sfilassero i combattenti e le milizie, nel rombo cupo dei carrarmati, dei mezzi anfibi e dei cingolati.
Ma chi è, un cinese? A vederlo si direbbe italiano, un giovane serio e impettito con un po' di barba.
E quanto dura questa faccenda? Dopo cinque minuti era ancora lì, e non sembrava avesse intenzione di smettere. Non so quanto sia durata, la sfilata e i festeggiamenti e il resto, devo andare a lavorare e sono già in ritardo.

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Noi matti (7)

Giovedì ore 12.00 piazza Verdi, c'è quello che fa il comizio (c'è ancora? Comunque, c'era).
Sale su un paletto di pietra al bordo della piazza e inizia il suo discorso, con voce potente, ritmo incalzante, brevi abili silenzi.
Antitotalitario, anticlericale, intransigente. Poi scende, coinvolge il passante (c'è sempre un po' di gente che lo ascolta), chiede la sua opinione (e come suona esile), ribatte, risale, continua.

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Noi matti (6)

Due signore di mezza età, a braccetto in piazza, passano sotto il Nettuno. Da dietro, contemplano estatiche le bronzee forme del dio. "Aah... però è un bel pezzo d'uomo!"
Sospirano.

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Noi matti (5)

A Merano uno va in giro con una borsa di cuoio in mano, e un sorriso soddisfatto. Cammina, ti passa affianco e con le labbra socchiuse, flebile, miagola. "Miao... miaao".
L'ingenuo turista si volta, guarda la borsa chiusa e pensa povero gattino. Tutto qui, lui è contento.

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Noi matti (4)

Un altro non si è mai visto. Trovi le sue scritte sui muri, la sua minuta grafia. Dicono di una congiura ai suoi danni, ordita da un noto conduttore. Forse per questo non si fa vedere in giro, fa vita notturna e segreta. "Maurizio Costanzo minaccia le donne che mi conoscono".

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Noi matti (3)

Si incontrava anni fa sull'undici o il trentasei, zona Mezzofanti, piazza Trento e Trieste. Scendeva in centro, non senza aver prima spolverato (gratis), le scarpe di ogni passeggero.

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Noi matti (2)

Se ne va in giro in zona Archiginnasio, Santo Stefano e Indipendenza, una bella barba nera e occhi grandi. Con voce profonda, monocorde e lamentosa: "Signore aiutami sono messo male...". Si dice che abbia più di quarant'anni e sia studente, o che si sia appena laureato con Umberto Eco, o sia proprietario di non so quale villa sui colli.

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Noi matti (1)

Il più famoso è sicuramente Beppe Maniglia. Ormai un'istituzione della Bologna domenicale, arriva in Piazza Maggiore con la sua moto nera attrezzata con amplificatore e casse, lui vestito di pelle nera e borchie, i lunghi capelli biondi. Sfodera la chitarra elettrica e inizia i soliti pezzi, grandi classici di rock melodico interpretati con sfoggio di echi, ad attirare le folle di provincia tra uno shopping e un bigmec. Funziona. Vende anche le sue cassette, e il ricavato va a qualche associazione benefica.
Fin qui il presente del nostro Beppe Maniglia. Ben più epico il suo passato. Il numero che l'ha reso famoso ed inamovibile dalla piazza, nonché icona indiscussa della virilità felsinea, è quello della borsa dell'acqua calda.
Ai bei tempi -io c'ero!-, d'un tratto tacevano le note melliflue della sua Fender, emergevano i pettorali e un fido assistente gli bendava occhi ed orecchie. Subito il capannello mormorante, poi la folla intorno a lui, e silenzio. Eccolo gonfiare, con la sola potenza dei polmoni, la borsa dell'acqua calda. Uno sforzo sovrumano e prolungato, la gomma spessa si tendeva in un enorme mostro azzurro zigrinato, istintivamente noi ci tappavamo le orecchie - ancora non scoppia! - non è possibile, non ce la fa mica...
E invece poi, pof (solo un misero pof, ma puoi dire c'ero anch'io).
Applauso.



midable
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